giovedì 20 settembre 2012

Libri in attesa...

Non sono scomparsa! E nemmeno ho deciso di abbandonare già questo mio progetto (come spesso in realtà mi accade)..
Voglio rassicurarvi, sul mio comò ci sono un sacco di libri che bramano di essere letti..e li accontenterò tutti!
Alcuni sono già in fase di lettura - si vedono spuntare i segnalibri :) - altri dovranno pazientare un pochino.

Ci sono libri che mi sono stati consigliati da un'amica di fronte a un bel bicchiere di sangria..
Libri con un risvolto musicale enigmatico..
Libri che fanno capolino da sempre nella mia libreria..
Libri che in questo preciso momento mi incuriosiscono, e dai quali spero di vederci un po' più chiaro..
Libri che mi son detta era vergognoso non aver ancora letto..
Libri che erano in bella mostra sullo scaffale della biblioteca, e non ho potuto lasciare che qualcuno se li portasse a casa prima di me.

A far loro compagnia nell'attesa della lettura, una bella candelina e un sacchetto di marsh mallow ( accuratamente tagliati dal'inquadratura fotografica!)

Quindi a presto!!

mercoledì 29 agosto 2012

IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE - Clara Sanchez

Finalmente l'ho finito!
Ecco la prima cosa che ho pensato quando ho voltato l'ultima pagina di quello che è stato definito un caso letterario in Spagna e che ha pure vinto il Premio Nadal. 
Eh si, perchè di fronte a un malloppone di 360 pagine, dove dalla metà circa il ritmo rallenta, poi sembra riprendersi ma attenzione, è solo una finta, per concludersi con un finale a dir poco deludente, è veramente difficile non provare un po' di sollievo nell'averne conquistato la fine.

Certo, avrei anche potuto abbandonarlo. Il fatto è che fino all'ultimo ho aspettato/sperato che la storia si smuovesse, credevo che il finale riservasse grandi sorprese..e invece..la delusione e la banalità più assoluta.

Per prima cosa mi chiedo chi è il traduttore. Io l'ho letto in lingua originale, in spagnolo, non farò la traduttrice di mestiere, ma mi sembra che tra "Lo que esconde tu nombre" e "Il profumo delle foglie di limone" ce ne passa. Ciò che nasconde il tuo nome si adatta molto di più alla storia che viene raccontata, mentre le foglie di limone, a parte nominate qualche volta nel giardino di casa della protagonista, non so che c'entrano. Misteri.

E' carino il fatto che la trama si sviluppi dal racconto a due voci dei due protagonisti. 
Da un lato Sandra, ragazza 30enne incinta, che non sa cosa fare della sua vita e del suo pseudo fidanzato, e si rifugia in Costa Blanca per meditare. Dall'altra Julian, ottantenne sopravvissuto al campo di concentramento di Mathausen che ha passato la vita a dare la caccia a criminali nazisti. 
A far incrociare le strade dei due, una coppia di anziani, Karin e Fredrik Christensen, norvegesi, che soccorrono Sandra durante un malore in spiaggia e la accolgono nella loro casa, coccolandola e viziandola senza farle mancare nulla, come fosse la nipote che non hanno mai avuto. Tutte queste attenzioni diventeranno però un incubo per la ragazza, perchè saranno sempre più ossessive e asfissianti, finchè verrà a conosceza della verità, cioè che i due amabili nonnetti con cui ormai convive sono in realtà criminali nazisti a cui Julian sta dando la caccia.

E qui inizia la suspance, perchè Sandra diventa una sorta di infiltrata in casa del nemico, e quindi la tensione per la paura che la scoprano. A un certo punto riesce anche a trafugare delle iniezioni dall'effetto miracoloso che sembrano contenere un liquido molto sospetto. Scatta anche un bacio con un adepto di questa fratellanza (perchè i Christensen non sono soli, c'è una vera e propria comune nazista in quel paesino), un ragazzo soprannominato l'Anguilla (solo il nome!), bacio da cui sembra debba nascere un grande amore..

E poi..e poi tutto va scemando nel banale, come se l'autrice non sapesse in che modo risolvere le situazioni.
So che non dovrei svelarvi il finale, ma non ce la faccio. E' troppo assurdo. Per cui chi non vuole sapere come finisce, si fermi qui!

Le famose fialette col liquido sospetto, che facevano pensare a chissà quali esperimenti portati avanti da questi nazisti, altro non sono che dei forti complessi vitaminici..
Ma dai!!Dopo tutta l'ansia del rubare le sirighe senza farsi accorgere, del farle analizzare e poi...il Supradin in pratica!

Sandra, che i Christensen volevano far entrare nella fratellanza, alla fine non ce la fa più e scappa. Io allora pensavo che l'avrebbero inseguita e cercata, e mi ero anche immaginata che tutto il loro interessamento avesse magari un secondo fine (il bambino che portava in grembo?). E invece niente, fugge dalla finestra, e prende un pullman per Madrid, dopo che Julian (!!!) le ha recuperato borsa e vestiti, ricevendoli direttamente dalle mani di Frederik. E nessuno dei due fa nulla, il criminale nazista e il deportato nel campo di concentramento uno di fronte all'altro, si parlano tranquillamente!

Inutile dire Sandra che torna col suo ex e il grande amore per l'Anguilla viene dimenticato. Ah, per non farci mancare nulla, l'Anguilla si rivela essere un poliziotto infiltrato, e alla fine sarà l'unico a morire nel romanzo.

Già, perchè alla fine della fiera, dopo tutti i racconti di Julian, i suoi pedinamenti e le investigazioni, la sua sete di vendetta, il suo non dimenticare e non perdonare, cosa succede? L'allegro gruppetto nazista, avendo capito che li stavano per beccare, se la svigna. Julian si ritira in una residenza per anziani. E chi ci trova in questa residenza? Due di questi nazisti a cui aveva dato la caccia per anni. E cosa fa??? NULLA!!
Non li denuncia nemmeno alla Polizia! Se ne sta lì giorno dopo giorno, a passare gli ultimi momenti della sua vita a vedere come invecchiano e impazziscono questi due. E non fa nulla!Non li fa processare, non li uccide, non li prende a bastonate, non gli dice nemmeno nulla. Io non ci volevo credere!

Finale deludente e che più banale non si può!
Una storia inconcludente!



domenica 19 agosto 2012

TRE VOLTE ALL'ALBA - Alessandro Baricco

Bè, Baricco è Baricco. 
Nel senso che ha un modo di scrivere inconfondibile, uno stile che ti cattura e ti trascina nel vortice e nello scorrere delle pagine. E questo vale anche per "Tre volte all'alba", un libro breve che leggi tutto d'un fiato, intrappolato in una prosa irresistibile. Ciò che ti cattura è l'inseguirsi e incastrarsi perfetto delle parole. I dialoghi che ti avvolgono passando in maniera virtuosissima dalla forma indiretta a quella diretta, e ti fanno anche impazzire perchè non sono virgolettati e ti capita di perdere il conto di chi stia parlando. Le parole, le frasi, le descrizioni, gli attimi scivolano via veloci uno dopo l'altro finchè arrivi a pagina 94, la fine, e ti chiedi: "cos'è successo?". Devi tornare indietro e rileggerlo con calma per riuscire a delinare la storia, anzi le storie.

Storie che raccontano poco dal punto di vista dell'azione, ma molto da quello dell'introspezione. Vicende che restano incompiute, tre accenni inconclusi che ti lasciano con una voglia tremenda (e che resterà insoddisfatta) di sapere come andrà a finire.

Sullo sfondo di queste tre storie c'è sempre un albergo, un albergo non di lusso, ma uno piuttosto squallido. E c'è sempre l'alba, un momento che non è più notte ma non è ancora giorno, non è più buio ma non è ancora luce...il momento delle possibilità. E' l'alba a fare da cornice a queste vite che si intrecciano casualmente nella hall di questo albergo. In ogni storia ci sono due sconosciuti che si incontrano e che pian piano si raccontano e si svelano. Sono tutti personaggi con un passato pesante alle spalle, dal portiere di albergo con un'esperienza in carcere, al bambino che ha visto morire i genitori in un incendio, alla poliziotta convinta di non aver concluso nulla nella vita, e tutti in quest'alba cercano un riscatto, un nuovo inizio.

Lette così, di fretta e sovrapensiero, queste tre storie sembrano essere una indipendente e slegata dall'altra, sembrano non aver nulla in comune e quasi viene da chiedersi perchè le abbia riunite insieme. E invece prestando più attenzione ci si accorge che un filo rosso che le unisce c'è. Sono i personaggi stessi, che ritroviamo dall'una all'altra. Con sbalzi temporali impossibili nella realtà, pian piano capiamo che i personaggi sono gli stessi che incontriamo in ogni storia nei vari momenti della loro vita; così la donna che nel primo racconto collabora con la polizia per catturare un uomo ricercato, nel secondo torna indietro a quando era incinta poco più che diciassettenne, per concludersi nel terzo racconto con gli ultimi giorni della sua carriera da poliziotta prima del pensionamento. E la stessa cosa vale per il personaggio maschile. 

Come dice lo stesso Baricco "Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l'unica, e la prima, e l'ultima" che sinceramente è una frase talmente lirica da essere incomprensibile!

In ogni caso, vale assolutamente la pena leggerlo anche solo per questa superba descrizione di cosa significhi essere pazzo di qualcuno (e voglio vedere se non diventate pazzi anche voi a seguire il dialogo!!)
"Ha idea di cosa significhi essere pazzo di qualcuno?
Temo di no.
Ecco.
Provi a spiegarmi.
Scherza?
Ci provi, mi dica anche una cosa soltanto.
Perchè?
Non ho altro da fare. Devo aspettare che le scarpe si asciughino.
Questa è una buona risposta. Cos'è che vuole sapere esattamente?
Cosa vuol dire essere pazzo di qualcuno.
Non lo sa.
No.
Alla donna venne soltanto in mente che capisci tutti i film d'amore, li capisci veramente. Ma anche quella non era facile da spiegare. E suonava un po' idiota. Senza volerlo le tornarono in mente tante scene che aveva vissuto al fianco dell'uomo che amava, o lontano da lui, che poi era la stessa cosa, lo era da un sacco di tempo. Di solito cercava di non pensarci. Ma lì le tornarono in mente e in particolare si ricordò di una delle ultime volte in cui si erano lasciati e di quello che aveva capito in quell'istante - era seduta al tavolino di un caffè, e lui se n'era appena andato. Quel che aveva capito, con certezza assoluta, era che vivere senza di lui sarebbe stato, per sempre, la sua occupazione fondamentale, e che da quel momento le cose avrebbero avuto ogni volta un'ombra, per lei, un'ombra in più, perfino nel buio, e forse soprattutto nel buio. Si chiese se poteva andare come spiegazione di cosa significhi essere pazzo di qualcuno, ma alzando lo sguardo verso l'uomo......"


lunedì 13 agosto 2012

DAL PARTENONE AL PANETTONE - Francesco Bonami

Non ho saputo resistere a un titolo così accattivante. 
"Dal Partenone al panettone - incontri inaspettati nella storia dell'arte". Ero proprio curiosa di scoprire con quale stratagemma Bonami mi avrebbe condotta dal grande tempio greco al tipico dolce natalizio milanese.
Bene, per prima cosa vi devo svelare (anche se non è bello raccontare il finale, ma dovete saperlo!) che il panettone a cui si riferisce non è in realtà il dolce, ma un Igloo di Mario Merz che bèh, alla fine dei conti, la forma da panettone ce l'ha proprio.

Non vi spaventate, non è un pesante e noioso manuale di storia dell'arte a cui solo gli amanti/addetti ai lavori come me possono sopravvivere. Anzi, non è per niente un manuale d'arte, direi che è più un album fotografico, una sorta di atlante, la mappa per immagini di questo immenso viaggio che ci catapulta avanti e indietro nel tempo e nell'arte e che ci fa balzare dalle statue greche alle installazioni di Cattelan. 

La maggior parte dello spazio è dedicata appunto alle immagini delle opere che vengono accostate in maniera inaspettata, creando cortocircuiti e momenti spiazzanti, ma dove con poche righe Bonami mette in risalto il sottile filo che lega tra loro queste opere così lontane temporalmente ma così vicine intuitivamente.
Non ci sono date, non ci sono descrizioni, non ci sono correnti artistiche. 
Ci sono solo emozioni. 
Bonami, che ci tiene a sottolineare di non essere uno storico dell'arte, non ci vuole impartire una lezione, ma vuole darci una scossa affinchè ognuno di noi possa esprimere le proprie sensazioni di fronte all'arte, affinchè nella nostra mente scatti quel cortocircuito di cui sopra che ci permetta di scoprire l'arte "attraverso l'intuizione, l'immaginazione e l'espressione"

E così si parte in questa carrellata di circa 260 immagini dove ci capita di vedere accostati Mapplethorpe a Donatello (ma fin qua nulla di che, vi avevo già parlato anche io nel mio primo post della passione e dello studio della statuaria rinascimentale da parte di Mapplethorpe). 
Ma si prosegue poi con il Cristo Morto di Mantegna accoppiato a una fotografia della morte di Che Guevara, La zattera della Medusa di Gericault a un barcone di clandestini, L'urlo di Munch a Psycho di Hitchcock, passando per l'accostamento che più mi ha colpito, quello tra la bellissima Nike di Samotracia e Hiropon di Murakami. Che poi a parlarmi della Nike mi viene in mente il mitico prof. Barilli al DAMS con la sua teoria dello "stop and go" e della flagranza e fragranza della scultura ellenistica.

Tornando a noi, lascio spazio alle parole di Bonami:
"La piccola divinità super maggiorata del giapponese Murakami. Le ali della sua "Nike" si sono trasformati nel latte che fuoriesce da due mammelle giganti, ma anche in due codini di capelli rosa chewing-gum. Se la Nike greca ha sembianze umane, nonostante le ali, la giovane ragazza popputa è assolutamente artificiale, anche se non ha nulla fuori posto. Gli antichi trasformavano in umani le divinità, oggi sono gli umani che sognano di essere divini. Ma non dimentichiamo che la Nike come ci appare adesso dove la pietra ha una sua patina romantica, originalmente era dipinta con colori non meno vivaci della scultura di Murakami. Se vedessimo una Nike colorata probabilmente la troveremmo di cattivo gusto. Chissà se fra migliaia di anni qualcuno ritrovasse la giovane dell'artista giapponese ricoperta di alghe e incrostazioni senza più colore non la troverebbe affascinante e misteriosa come oggi troviamo la Nike".







lunedì 6 agosto 2012

NESSUNO SI SALVA DA SOLO - Margaret Mazzantini

Questo libro mi stava puntando da un po'..stava lì in bella mostra sullo scaffale delle novità della biblioteca, e nessuno lo prendeva. Io con la coda dell'occhio vedevo che mi puntava, continuava a fissarmi con quella sua bellissima copertiva, non mi toglieva lo sguardo di dosso. Alla fine ho dovuto cedere..dopo qualche ora l'ho preso e me lo sono portato a casa.

Ora, il primo consiglio che vi dò è di leggerlo nel momento giusto. Cioè, la cosa sembra scontata, ogni libro va letto al momento giusto, e probabilmente se non è il suo momento non vi attirerebbe nemmeno. Ma con questo libro davvero dovete scegliere attentamente. Non leggetelo se ad esempio siete in crisi col partner, o se già siete in un periodo di depressione e pessimismo universale. Non leggetelo nemmeno se siete ancora in quella fase della vita in cui siete convinti che l'amore duri per sempre. Potrebbe crearvi un trauma emotivo.

No, leggetelo quando siete ormai piuttosto disillusi, o semplicemente realistici, e sapete per conto vostro che l'amore non è eterno. Perchè la Mazzantini ci racconta la storia di una coppia contemporanea a noi, di una coppia come noi, che potremmo essere noi. Penso che chiunque leggendolo ritrovi anche solo una piccola parte di sè. Chi più chi meno ha vissuto queste esperienze, ha pensato gli stessi pensieri dei protagonisti, è arrivato al punto di non riuscire più a tollerare ciò che qualche tempo prima adorava nella persona che gli stava accanto, che prima era la sua metà ed ora è solo uno come tanti.

E' un libro tosto, un libro pesante, un libro crudo e ruvido che scava nel vissuto profondo di ognuno di noi, ed effettivamente già dal titolo lo si poteva capire.."Nessuno si salva da solo"..bam, un pugno dritto nello stomaco.

In 189 pagine ci narra si e no 2 ore della vita di questa coppia, una cena (andata male) in un ristorante per cercare di risolvere alcune questioni in sospeso, ma in realtà la mente dei due protagonisti vaga, va indietro, cercando di interrogarsi su come siano arrivati a quel punto (Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto. Dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male), mesi, anni di disfacimento e logoramento emotivo. Non vuole darci nè una soluzione nè un giudizio, semplicemente la trascrizione nuda e cruda della loro fine.
 
Ha però un risvolto positivo questo libro secondo me. E' in un certo senso catartico. 
Lo leggi e pensi che sono cose normali, che succedono a tutti, anche a quelle coppie che le vedi e pensi che siano perfette. Lo leggi e capisci che non sei tu ad essere sbagliato, è che semplicemente sei umano. 
E alla fine ti senti liberato.



martedì 31 luglio 2012

COSA TI CADE DAGLI OCCHI - Gabriele Picco

Partiamo dall'autore: artista visivo bresciano, colui che realizzò quella bellissima Bianchina con nuvola alla Fantozzi incorporata che è stata esposta alla GAMeC (Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea) di Bergamo fino a qualche mese fa per la mostra "Il bel paese dell'arte".
Ebbene, non è solo artista, ma anche scrittore. Il suo primo libro si intitola "Aureole in cerca di santi", bellissimo nome e bellissima copertina, storia carina e piacevole, stile molto alla Fabio Volo, con un finale a sorpresa che non mi sarei mai aspettata. Insomma, un libro scorrevole ma come tanti altri.

E poi mi trovo tra le mani questo "Cosa ti cade dagli occhi"..copertina stupenda anche in questo caso (è un'opera dello stesso Picco, ma attenzione, la fotografia potrebbe trarre in inganno, non è un dipinto, è una scultura!!). Inizio a leggerlo e già dalle prime pagine mi accorgo che qualcosa è cambiato..è proprio un altro mondo, un altro modo di scrivere, la storia narrata è più intensa e profonda. Ci sono ansie, paure sepolte da indagare, manie e compulsioni, è un viaggio negli abissi della vita reale, o meglio, nella parte nascosta della vita di ognuno di noi.

Mi viene spontaneo domandarmi cosa sia successo tra il primo e il secondo libro. Bene, la spiegazione è semplice: il nostro Gabriele Picco ha vissuto a New York per un certo periodo per studiare cinema. E ci credo che lo stile è leggermente cambiato!

Il protagonista è Ennio, un ragazzo italiano emigrato in America (eccolo!) che ha una vera e propria passione per le lacrime: ogni volta che ne vede una DEVE fotografarla, anche a rischio della sua stessa incolumità (vai tu a vedere le reazione della gente in lacrime che si trova davanti uno sconosciuto che le fotografa!!). Lui però non piange mai, dai suoi occhi non cade mai nulla. Un giorno Ennio ritrova un quadernetto, la bibbia personale di una ragazza giapponese di nome Kazuko, un taccuino fitto di disegni realizzati con pochi tratti ma con molta fantasia. In quei disegni Ennio vede la città di New York in volo sopra una foglia, oppure un pesce che nuota dentro una lacrima. Questo piccolo ritrovamento cambierà il corso della sua vita (un po' come Amelié quando ritrova la scatola di tesori di Dominique Bretodeau :) )

Fantastici sono i personaggi che ruotano attorno al protagonista; dal giovane Arwin che sta realizzando un documentario e gira, giorno e notte, con una telecamera infilata nei capelli riprendendo tutto ciò che gli succede, al datore di lavoro di Ennio, tale Gianny Pastanella (mi raccomando con la Y!!!), a Josh che ha perso la moglie nel crollo delle torri gemelle e ora, ogni giorno e a tutte le ore, passa l'aspirapolvere e ne raccoglie il contenuto in piccoli vasetti di vetro catalogati e datati..perchè questo è tutto ciò che gli resta della moglie, un mucchietto di polvere. 

E poi c'è la stanza del cubo giallo...



sabato 28 luglio 2012

JUST KIDS - Patti Smith

La prima "impressione di lettura" doveva essere qualcosa di speciale, qualcosa di grande..bè, direi che con Just Kids, è una partenza proprio col botto! 

Prima però devo ammettere che questo libro ha vagato per qualche mese sul mio comò, e alla fine stavo quasi per riportarlo in biblioteca senza averlo nemmeno sfogliato. E invece poi mi ha (lo ha) salvato un viaggio a Pisa a trovare un'amica..per affrontare il lungo viaggio in treno, ho deciso di portare con me proprio lui e dargli una possibilità. Mai scelta fu più azzeccata!
Basta leggerne anche solo qualche pagina e ti trovi immersa nel turbine della vita della poetessa del rock, e non riesci più ad uscirne finchè non vedi la parola fine dopo circa 200 pagine.

Ma..di cosa parla?
Just kids è l'autobiografia di Patti Smith in cui la poetessa ci racconta la sua vita prima del successo, ma soprattutto la sua vita dopo aver incontrato Robert Mapplethorpe, il ragazzo con gli occhi verdi e i capelli a boccoli che sarebbe diventato un grande fotografo.
Ora, ammetto che non conosco molto l'opera di Patti Smith (ognuno ha le sue lacune), per cui il motivo principale per cui ho preso in mano questo libro è stato proprio lui, Mapplethorpe. Spero che voi siate meno lacunosi di me e conosciate, anche solo per sentito dire, la sua arte. Bene, io l'ho apprezzato e adorato da subito, da quando ne sentii parlare per la prima volta nel corso di "Storia della fotografia" del professor Marra, anno accademico 2003/04, al DAMS di Bologna. Al di là dei soggetti da lui ritratti (che a un esame molto superficiale qualcuno potrebbe (anzi ha) definito quasi pornografici), le sue fotografie esprimono un forte rigore geometrico e anatomico, sembrano quasi delle sculture rinascimentali (non a caso una delle fonti di ispirazione di Mapplethorpe è l'opera scultorea di Michelangelo), e soprattutto sono incentrate sulla ricerca sulla luce e sui chiari scuri. Le ombre delle sue fotografie sono la cosa più nera in assoluto che io abbia mai visto.

Però, dato che non è il caso di fare la parte della critica d'arte, proseguiamo parlando del nostro libro. Bene, ci racconta appunto la vita di questi due giovani artisti squattrinati alla conquista di New York prima che il successo li raggiungesse, due giovani che hanno trovato l'uno nell'altra la propria musa ispiratrice, due anime affini che sono sempre state presenti incoraggiandosi a vicenda..e tutt'attorno la scena artistica della NY a cavallo tra gli anni 60 e 70, Andy Warhol e la sua factory, Janis Joplin, il Chelsea Hotel e gli artistoidi che ci vivevano, i locali underground e l'aids.
Non solo una biografia, ma un omaggio al grande fotografo scritto da colei che ne è stata amica, compagna, amante, musa, famiglia...

E stupenda la copertina, con una foto che li ritrae insieme in occasione di un loro anniversario, Robert con gli occhi furbetti e il suo caratteristico sorriso sghembo, Patti, stranamente vestita di bianco, con gli occhi profondi che parlano da soli e ci raccontano del loro grande legame.

Dopo questo libro, ho iniziato ad ascoltare Patti Smith :)