giovedì 20 giugno 2013

DICE LO ZEN - Tsai Chih Chung

Ero sicura di aver già visto il disegnino di questo monaco buddista con delle piccole perle di saggezza racchiuse in un fumetto. Ho ritrovato questo libro qualche mese fa alla Fiera dei Librai di Bergamo, evidentemente era giunto il momento di leggerlo. Gli incontri con i libri non avvengono mai per caso.

Questo simpatico librettino contiene tante piccole storielle zen raccontate sotto forma di fumetti, in maniera molto semplice e carina. Non c'è bisogno di essere degli esperti di cultura orientale, nè tantomeno di essere dei mistici per riuscire a comprenderlo. Basta aver voglia di guardarsi un po' dentro, e ascoltarsi. E ascoltare il mondo che ci sta attorno. 
Ci sono tante metafore che sono perfette per le nostre vite così frettolose e spesso superficiali, ci sono tanti preziosi insegnamenti che non sarebbe male mettere in pratica.

Uno di questi dice che lo zen non ha bisogno di molte parole. 
Descrivere lo zen è un po' come descrivere il vento.
Bene, faccio subito mio questo insegnamento e ho deciso che i miei consigli di lettura d'ora in poi saranno brevi, semplici, delle impressioni e sensazioni.
Perla di saggezza per concludere: non riempite troppo la vostra tazza di tè!


 



giovedì 21 marzo 2013

THE ARTIST IS PRESENT - Marina Abramovich

So che è da un bel po' che non vi propongo uno dei miei consigli di lettura (anche se in biblioteca, a voce, ho continuato a darli)..ma non pensavo che fossero passati ben 3 mesi dalla mia ultima visita!! Che vergogna!!!
Non che io non abbia letto in questo periodo, tutt'altro..solo che sono stata presa prima da una serie di libri su miniere e minatori per preparare alcuni laboratori didattici per il MEtA (Museo Etnografico dell'Alta Valle Seriana ad Ardesio, che vi consiglio di visitare nel nuovo allestimento curato, tra gli altri, anche da me!!). 
Poi sono entrata in un vortice zen di libri su fiori di Bach, floriterapia, piante medicinali, con qualche accenno alle discipline orientali, e non mi sembravano libri su cui farci una recensione.

Ma ora, dopo 3 mesi, ecco un ritorno in grande stile!
Che tutto sommato, qualcosina c'entra con i pensieri filosofici orientali, sul vivere il qui e l'ora, il momento presente.

Quello che vi propongo oggi è un consiglio di lettura e di visione. 
L'opera in questione è un film, "The artist is present" della stupenda artista-performer Marina Abramovic, e ci mostra le fasi preparatorie della grande retrospettiva che le hanno dedicato al MoMA di New York nel 2010, e soprattutto, l'immenso lavoro che ha portato alla realizzazione della performance "The artist is present". In questa performance la Abramovic si è messa a disposizione del pubblico, in una grande sala vuota, dove è stata seduta immobile per sei giorni alla settimana, dall'apertura alla chiusura delle porte del museo, ospitando uno alla volta gli spettatori nella sedia posta di fronte di lei. Vi si poteva sedere chiunque, per tutto il tempo che voleva, 5 minuti come delle ore, e instaurare un rapporto emotivo e spirituale con Marina, senza parlarle nè toccarla, solo attraverso lo sguardo. Una performance da pelle d'oca. Semplicemente guardandola mi sono venuti i brividi, mi immagino a provarla di persona.

"Per me era molto importante dimostrare che la performance prima di tutto è arte, secondo è arte vivente, e terzo è una forma d'arte immateriale"

Ora so già che partiranno tutta una serie di discussioni sul fatto se questa sia o non sia arte.
A mio avviso si, è arte! Certo, non è arte intesa in senso tradizionale, non è pennello e cavalletto, è arte contemporanea, bisogna rompere certi schemi mentali e lasciare che il pensiero si apra  a nuove forme di artisticità per poterla apprezzare. O semplicemente affidarsi alle sensazioni.

"Siamo abituati a vedere l'arte da un punto di vista intellettuale, sempre da un punto di vista cerebrale e tendiamo a dimenticare che l'arte deve smuoverti dentro, deve essere emotività che parte dallo stomaco. E questo è l'aspetto dell'arte con cui ho a che fare maggiormente, così in ogni situazione quando creo, dono tutta me stessa e penso che in questo modo la mia vulenrabilità messa a nudo abbia il potere di aprire la tua vulnerabilità di spettatore e quindi farti aprire a me. Per le persone che entrano in contatto con me, io divento lo specchio di loro stessi. Li porto semplicemente di fronte al loro io interiore"

Io consiglio a tutti gli scettici di provare a vedere questo film. Se poi non vi convince, se restate dell'idea che sono semplicemente delle strategie di mercato senza nessun fondamento artistico..bè, in tutta sincerità vi dico, peggio per voi. 
Io dalla visione di questo film (e dalla lettura del libretto allegato con interviste e recensioni) ho tratto un grande e profondo senso di serenità e di forza d'animo e volontà, quella che traspare dagli occhi di Marina.
Non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente condividere con voi quest'opera d'arte.

" E' molto semplice, non c'è quasi niente. C'è solo l'artista che sta là come una montagna. E ti guarda neglio occhi. Stiamo parlando di 3 mesi, ogni singolo giorno. Se una performance dura tre mesi, diventa la vita stessa. La gente non capisce che la cosa più difficile è fare qualcosa di molto vicino al nulla. E' molto impegnativo perchè non c'è niente da raccontare, non c'è nulla dietro cui nascondersi. Non c'è niente. C'è solo la tua presenza. Puoi contare sulla tua energia e basta."

"Ho bisogno di abbracciare gli alberi e mettere i piedi nel fiume. Per tre mesi sono stata tra luce artificiale e casa, luce artificiale e di nuovo casa. Ho guardato 1.565 paia d'occhi, che sono davvero tanti, e le persone che guardo sento di conoscerle, sono la mia famiglia. E ieri è stato incredibilmente commovente quando sono uscita e li ho visti. Eccoli, sono lì e io li conosco. Me li ricordo tutti. Conosco le scarpe e gli occhi, non il corpo, perchè guardo sempre le scarpe e poi gli occhi. E poi c'era quel misterioso Paco, che è venuto ventuno volte e si è tatuato quel numero sul braccio"

Lasciatemelo dire, io adoro questa donna!

Ps. piccolo assaggio :)








sabato 22 dicembre 2012

CHE LA FESTA COMINCI - Niccolò Ammaniti

Tra ottobre e dicembre, come tutti gli anni, le biblioteche del Sistema Bibliotecario della Provincia di Bergamo, hanno organizzato e promosso il Festival dei Narratori Italiani Presente Prossimo. Ospiti quest'anno Andrea Bajani, Massimo Carlotto, Barbara Garlaschelli, Piersandro Pallavicini, Patrizia Cavalli e Niccolò Ammaniti. Bene, avendo allestito nella mia piccola biblioteca un angolo dedicato ai romanzi di questi autori, pure io mi sono lasciata coinvolgere e mi sono buttata nella lettura. 
Ho iniziato da "Che la festa cominci" di Ammaniti, catturata dallo sguardo dell'ippopotamo bluastro in copertina..prossima lettura della serie "Alla fine di un giorno noioso" di Carlotto.

Comunque..che la festa (e la recensione!)cominci!
Il libro parte bene, in maniera leggera e in un certo senso anche divertente.
Da un lato ci racconta la storia di Mantos, capo di una setta satanica romana piuttosto "sfigata", composta da solo 4 componenti (dai nomi fantastici: Murder, Zombie e Silvietta), che ancora non hanno compiuto nè sacrifici  nè orge, e che cercano di organizzare qualcosa di così sconvolgente che li faccia balzare in testa alla classifica delle sette sataniche italiane. Ma i loro racconti e le scene che li riguardano sono veramente comici e surreali, come quando Mantos compra su e-bay una durlindana, fedele riproduzione della spada di Orlando, e sua moglie la intercetta. Così lui per non farsi scoprire è costretto a raccontarle che si tratta di un regalo per il suocero che starebbe benissimo sopra al caminetto della baita di famiglia!! Insomma, una setta sfigatella.

Dall'altro lato c'è Fabrizio Ciba, uno scrittore che ha pubblicato un romanzo di grande successo, una sorta di best seller, ma che ora è in crisi e non riesce più a scrivere da anni. Ma tra ospitate in televisione, articoli sulle riviste di gossip, è sempre al centro della vita mondana romana. 

Bene, due storie che non potrebbero essere più distanti l'una dall'altra...eppure Ammaniti le riesce a far incrociare. Il tutto grazie ad una festa, la festa più spettacolare e colossale di tutti i tempi, organizzata a Villa Ada da Sasà Chiatti, un imprenditore mafioso arricchito. Ciba ci va perchè non può assolutamente mancare a un evento mondano del genere, pronto a farsi paparazzare in compagnia della belloccia di turno. Mantos e i suoi adepti si infiltrano come camerieri ma hanno un piano segreto: uccidere la cantante Larita e sacrificarla a Satana, ottenendo così finalmente il loro riscatto come setta.

La festa organizzata  da Chiatti mi ha ricordato molto il celebre banchetto di Trimalcione narrato da Petronio nel suo Satyricon, stessa smania di stupire, stesse esagerazioni culinarie e non. Basti pensare che Chiatti per i suoi ospiti organizza ben 3 diverse caccie (alla volpe, alla tigre e al leone), una specie di safari con rispettivo accampamento e servizio catering.
E fin qui tutto bene il libro, c'è anche una critica alla società opulenta e dozzinale in cui viviamo.

Ma tutto d'un tratto il ritmo cambia e succede un patatrac. Il romanzo diventa un racconto trash, con spargimenti di sangue e corpi fatti a pezzi. Eh si, perchè la festa si trasforma in un delirio, gli animali imbizzarriti divorano gli invitati, quelli che riescono a fuggire vivono esperienze traumatiche, e per non farci mancare nulla, dai sotterranei della villa emergono strani personaggi, atleti dell'unione sovietica che avevano partecipato alle Olimpiadi di Roma del 1960 e per sfuggire all'oppressione del regime comunista si erano rifugiati in quelle catacombe e non erano mai più usciti alla luce del giorno..Cioè, robe fantascientifiche e di un trash indescrivibile. 

Peccato, perchè l'inizio era buono, ma l'intreccio doveva risolversi in qualcosa di più sensato, non in un finale splatter che non dice e non insegna nulla, ma che lascia con l'amaro in bocca..e anche con un po' di voltastomaco!!



martedì 11 dicembre 2012

I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI - Erri de Luca

Questo libro è finito sul mio comodino perchè mi aveva incuriosito il titolo..
I pesci non chiudono gli occhi..e che vuol dire?? Pensavo si trattasse di una noiosa storia di pescatori, e in effetti nelle prime pagine mi era quasi sembrato che fosse così. 
Non pensavo che dietro a questa semplice affermazione ci fosse tutto un mondo.

"Ma tu non chiudi gli occhi quando baci? I pesci non chiudono gli occhi"

Il racconto dell'estate dell'autore quand'era bambino, 10 anni, in vacanza sull'isola di Ischia con la madre. La spiaggia, il bagno al mare, i pescatori, le letture sotto l'ombrellone..tutto è descritto talmente bene che mi sembrava di essere anch'io in riva al mare, al caldo, con la sabbia tra i capelli e il vento che soffia leggero, invece di essere sul divano, con la coperta, l'albero acceso e la neve che scende fuori dalla finestra.

Potrebbe sembrare una storia un banale, il racconto di un estate al mare. 
Invece no, è una storia molto densa e profonda, è la storia di una crescita. 
"A 10 anni l'età si scrive per la prima volta con due cifre. E' un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti".
Questo "io" che si ritrova chiuso in un corpo da bambino e vorrebbe uscire da questo bozzolo, che si trova ad affrontare argomenti da "grandi" come la giustizia, le scelte da "uomo" di famiglia, e l'amore.
E' l'estate del suo primo amore, o forse no, perchè a 10 anni non si sa nemmeno cosa sia l'amore.

"Conoscevo gli adulti, tranne un verbo che loro esageravano a ingrandire: amare. Mi infastidiva l'uso. [...] Al culmine del verbo gli adulti si sposavano, oppure si ammazzavano. Era responsabilità del verbo amare il matrimonio dei miei genitori. Insieme a mia sorella eravamo un effetto, una delle bizzarre conseguenze della coniugazione. A causa di quel verbo litigavano, stavano zitti a tavola, i bocconi facevano rumore. [...] Intorno a me non lo vedevo e non lo conoscevo il verbo amare"

E poi in spiaggia c'è questa ragazzina, come lui un po' solitaria, entrambi ai giochi stupidi dei coetanei preferiscono immergersi nella lettura. E scatta un'affinità che farà guadagnare al nostro gli scherzi e l'odio degli altri ragazzini della spiaggia. Un'affinità, non l'amore, lui dell'amore non sa nulla, al verbo amare preferisce il verbo mantenere.

"E si calò sott'acqua. Mi immersi anch'io per tirarla su e lei mi prese la mano. Uscimmo a respirare, lei teneva ancora la mia mano. Mantenere, il mio verbo preferito, era successo. Come fa a saperlo? Pensai e mi risposi: lo sa e basta. Non avevo toccato niente di così liscio fino allora. Ora so neanche fino a oggi. Glielo dissi, che il suo palmo di mano era meglio del cavo di conchiglia, mentre risalivamo a riva, staccati. "Lo sai che hai detto una frase d'amore?" disse avviandosi verso l'ombrellone. Una frase d'amore? Neanche so cos'è, che le è venuto in mente? Ne sa più di me per via degli animali, ma si è sbagliata. Ho detto una frase di stupore"

Quanta poesia in quest'immagine, con quale profondità descrive un semplice gesto, il tenersi per mano qualche istante..è per questi attimi sospesi che mi ha incantato questo libro. Per la sua semplicità.

"Chiudi quei benedetti occhi di pesce"
"Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere"
"Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto?"
"Che complimenti? Dico quello che vedo"



venerdì 30 novembre 2012

CONTROSTORIA DELL'ARTE - Pablo Echaurren

"Afferrare il senso di un'opera d'arte non è roba da Superman con la super-vista a raggi X. Basta togliersi i paraocchi di una critica scontata, superficiale, banale. E pensare con la propria testa. Qui si capovolge la prospettiva, affrontando temi e stili da un'angolazione  irriverente, ma non per questo campata in aria. Dalle caverne di Lascaux al Rinascimento, dall'Impressionismo alla Street Art, di norma lo spettatore si sente costretto a seguire gli studiosi che stabiliscono le regole del gioco. Questo manualetto è un primo passo per riappropriarsi dell'arte senza farsi schiacciare dal peso della cultura asfissiante calata dall'alto"
 
WOW!! Con un'introduzione così, come potevo resistere a questo libretto, molto carino anche nella grafica, nel formato e nell'aspetto? Ok, ormai è appurato che mi lascio trarre un po' troppo in inganno dalle copertine.

Diciamo che questo libro mi è piaciuto ma anche no. E' secondo me molto interessante, e l'artista-autore dà veramente alcuni punti di vista alternativi sulla storia dell'arte che possono essere compresi anche dai profani e dai più scettici dell'arte (contemporanea soprattutto). Spiega in maniera semplice e accattivante certi meccanismi che stanno dietro all'arte. 
 
Ad esempio il capitolo sulla Pop Art inizia così: "Secondo me i pop non l'amavano affatto la cultura pop-olare. Anzi. La effigiavano, è vero, se ne servivano, ne facevano il centro del loro sistema narrativo ma come a dire: "Guardate un po' di che merda ci circondiamo". Insomma, sfottevano. Sputtanavano il sistema. Attaccavano il meccanismo di produzione dei miti fondati sull'industria del consenso".

Bè, mi sembra un bell'inquadramento della situazione e del contesto pop, e  mi fa proprio affiorare alla mente l'immagine di Andy Warhol sfruttatore snob del sistema.
 
O ancora quando spiega ai non eletti il concetto di installazione. "Uno ha a disposizione un salone di museo e che fa?Ti ci piazza un bar in piena regola (...) in modo che gli avventori creino l'evento (...) o meglio ancora ci sistema una dozzina di donne nude a fare le belle statuine, tutte uguali tutte carine. La donna nuda fa sempre la sua porca figura. E attira il pubblico come le mosche. (...) Insomma ogni cosa è adatta a diventare installazione (...) L'importante è il contesto, la collocazione, la benedizione del sito che la contiene. Più il sito è importante più funziona. Non è l'opera che nobilita la cornice, è la cornice che crea l'opera secondo un esilarante ribaltamento di senso".

Dove sta la parte negativa della mia recensione? Sta in tutti quei (...) coi quali ho omesso alcune parti della citazione perchè troppo ridondanti. Mi spiego meglio: le idee ci sono e sono ottime, ma il filo conduttore del discorso si perde nello stile troppo fiorito, troppo ripetitivo, troppo ricercato, fatto di giochi di parole e rime rimette. Sembra quando al liceo, non sapendo come riempire le pagine del tema, mi inventavo 3mila modi diversi di dire la stessa cosa, usando sinonimi su sinonimi e giri di parole.
Che all'inizio questo modo di scrivere può essere coinvolgente e divertente, ma già a pagina 16 con "ogni nostro antiquarium è un florilegio del sacrilegio legittimato" mi veniva voglia di scaraventare il libro lontano, questo modo di scrivere mi creava attacchi d'ansia..un continuo rigirare attorno al concetto..ma arriva al dunque no!!!! 
 
Non so come ho fatto ad arrivare alla fine, e anche questo libro mi è costato un paio di mesetti di lettura..ma d'altronde avevo bisogno di tempo per digerire un "per loro ovviamente il non colore dell'albedine costituiva un valore aggiunto, era un elemento fondamentale di compostezza, di grandezza, di rigore. Rigor mortis da ultime lettere di Jacopo Ortis"
 
Insomma..direi che si tratta di un'occasione sprecata per scrivere un bel libro innovativo e controcorrente.
 
 

giovedì 29 novembre 2012

CIME TEMPESTOSE - Emily Bronte

Scrivere una "recensione" su un classico della letteratura non è cosa semplice, soprattutto se, come nel mio caso, il classico in questione non ha creato grandi emozioni.
Sarò controcorrente, avrò schiere di lettrici/lettori (ma soprattutto donne suppongo) che mi diranno che non ho capito l'essenza profonda di questo romanzo..ma a me "Cime tempestose" non è proprio piaciuto. Tant'è vero che ci ho messo circa 2 mesi per arrivare alla fine. Non mi coinvolgeva e non creava in me quella dipendenza da "leggo l'ultimo capitolo anche se sono le 3 di notte perchè non posso addormentarmi così senza sapere come va avanti".

Ciò nonostante, ignorando volutamente (masochista!) il terzo diritto del lettore di Daniel Pennac, cioè il diritto di non finire il libro, ho tenuto duro e sono arrivata sino all'ultima parola. Perchè visto che tutti me ne parlavano come una storia d'amore struggente, ero convinta che prima o poi questo amore sarebbe saltato fuori. E devo dire che l'ultimo capitolo non mi è dispiaciuto, sia per i deliri di Heathcliff che per la sua dipartita (finalmente!), ma prima di arrivarci mi sono dovuta sorbire 365 pesantissime pagine. In cui più che l'amore travolgente di Heathcliff per la sua amata Catherine e la passione che "li distruggerà entrambi" (così dicono), ho trovato solo tanta crudeltà, vendetta, cattiveria. 

E per intenderci, sono una fan dell'amore autodistruttivo, dell'Eros e Tanatos di freudiana memoria..ma Cime tempestose proprio no, non mi ha detto nulla.

Per cui, alla fine dei conti, per quale motivo l'ho letto allora?
Per prima cosa ho pensato di rimediare al fatto di essere arrivata a 28 anni senza averlo ancora preso tra le mani (e così anche per molti altri classiconi che ora pian piano recupererò). Seconda cosa mi son lasciata influenzare dalla copertina dell'edizione che ho preso, "Il viandante sul mare di nebbia" di Caspar David Friedrich. Ma soprattutto è colpa di Kate Bush! Lei e la sua dannata canzone che mi ha illuso e poi perseguitato per tutta la durata di questa lettura. Forse ora me ne libererò!!

Ps. Non è vero, adoro la canzone "Wuthering Heights" anche se in questi due mesi mi partiva in testa ogni volta che vedevo anche solo la copertina del libro sul mio letto. Ma il romanzo..no no no!

https://www.youtube.com/watch?v=BW3gKKiTvjs



domenica 11 novembre 2012

PICCOLI MUSEI SENTIMENTALI - Antonio Catalano

Una domenica mattina di novembre. Fuori piove, mi siedo davanti al camino acceso, ascolto i Sigur Ros e in mano ho questi due libretti. Sono i Piccoli Musei Sentimentali di Antonio Catalano. Verrebbe da considerarli libri per bambini, pubblicati da quella meravigliosa casa editrice che è Artebambini (che io adoro). Ma in realtà no, sono libri per tutti, perchè chiunque può restare incantato dalla bellezza e dalla poesia di questi albi illustrati, basta lasciarsi emozionare. E lasciarsi condurre nella lettura di piccoli grandi eventi quotidiani che spesso, troppo spesso, sfuggono ai nostri occhi distratti e alle nostre vite sempre di corsa.

Ci vuole silenzio, concentrazione, rispetto..stiamo entrando in un museo sentimentale. 
Partiamo dal "Museo delle foglie cadute", che in una giornata autunnale come questa ci sta alla perfezione. 
Ogni pagina, ogni passo in questo luogo magico, una foglia. Ogni foglia, una storia. 
Ad ogni foglia caduta corrisponde un evento, storico, vero, inventato..queste foglie sono come piccoli pezzi di memoria. Foglie di tempi lontani e foglie vicine a noi, foglie di tutti i giorni, foglie di un giorno qualunque. Un catalogo insomma, un percorso fatto di parole e immagini, di suggestioni che Catalano coglie con lo sguardo meravigliato e sensibile dell'artista e del poeta.

E così troviamo una "foglia caduta in una notte di marzo del 1930 quando nonno Luigi sognava di mangiare la polenta". E che mistero di fronte all'ombra di "foglia caduta non si sa quando non si sa dove". E ancora la "foglia caduta fuori stagione il 13 agosto del 1961"..una foglia controcorrente :)
E tante altre foglie che attendono di essere scoperte e accolte.

C'è poi il "Museo degli alfabeti perduti" dove possiamo lasciarci stupire dall'alfabeto del buio, dall'alfabeto del pesce palla o da quello delle nuvole..

Antonio Catalano è pittore, scultore, scrittore, attore, poeta , musicista e molto altro. 
E' ideatore del grande progetti artistico "Universi sensibili", universi immaginari da esplorare, visitare, vivere.
Fateci un giro e lasciatevi stupire!
http://www.universisensibili.it/